Marie Luise Kaschnitz

31 gennaio 1901, Karlsruhe, Germania
10 ottobre 1974, Roma

Non coraggiosa

I coraggiosi sanno
Che non risorgono
Che non ricrescerà loro la carne
Nel giorno del giudizio
Che non ricorderanno più nulla
Non rivedranno nessuno
Che niente li aspetta
Nessuna beatitudine
Nessuna tortura
Io
Non sono coraggiosa

Marie Luise Kaschnitz scriverà nel saggio Sulla Colpa, pubblicato nel 1946, una domanda, posta spesso ai tedeschi rimasti silenti in patria e divenuta famosa:” E tu che cosa hai fatto?”.

Quesito che potremmo porre in ogni epoca anche oggi.

Del resto il mondo è fatto di donne e di uomini semplici, gli eroi sono pochi ,noi come lei chiudiamo a volte le imposte della nostra finestra invece di affrontare il sole prepotente o la pioggia pungente, e viviamo il quotidiano con la colpa della nostra inerzia.

Fu definita “la poetessa delle macerie“, epiteto che a tutta prima, come ha raccontato lei stessa al ritiro del premio Büchner nel 1955, non le era piaciuto ma poi lo aveva fatto proprio, contestualizzandolo nella sua storia umana e letteraria.

Nasce a Karlsruhe il 31 gennaio del 1901, da una famiglia aristocratica tedesca. Dimostra versatilità per le lettere e per i libri, così nel 1921 si specializza nell’attività di libraia.

Muore a Roma il 10 ottobre del 1974

L’Iniziato

Ha mangiato dal tambourin
ha bevuto dal cembalo
un
ragazzo accovacciato nel campo di riso
che solca col dito
la terra nera
un
ragazzo salta sopra
nubi rispecchiate
in qua in là
sotto le nubi
un
ragazzo alza la sua
voce e sciami
di parole escono
dal suo petto
come stormi di uccelli.
Da qualche parte in mezzo
alle urlanti città
io
abbasso il volto
scrivo.

L’imperdibile
Roma. Veduta notturna.
mura brunoazzurre
travature illuminate
e i cedri
dalle cime sghembe
contro il cielo più chiaro.
Immagini imperdibili. Così
scorreva sul Danubio la corona
di fiori settembrini
a memoria dei suicidi
fiammeggiante verso la foce. Così
cadevano le gocce intrise di luna
dal remo
quando tornavamo al porto
e cercavamo giù nel fondo
nell’acqua nerochiara
i mercanti dei morti.

Concludiamo con una poesia, in cui Marie Luise parla della sua passione per la scrittura, con ironia, sincerità e schiettezza, doti che hanno contraddistinto tutta la sua opera e la sua vita.

Scrivendo

Scrivendo, volevo
Salvarmi l’anima.
Tentai di fare versi
Non funzionò.
Tentai di raccontare storie
Non funzionò.
Non si può scrivere
Per salvarsi l’anima.
Lei, data per persa

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