Cogas

Il cuore selvatico del ginepro – Vanessa Roggeri

Leggendo questo libro sono venuto a conoscenza di una superstizione della zona più meridionale della Sardegna, cioè la colpa di una bambina di essere la settima figlia di sette figlie, e per questo è maledetta. E qui nel suo paese, in Sardegna, c’è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa streghe.

A questo punto è venuta la curiosità di saperne un po’ di più e qui sotto ho messo il risultato di queste ricerche che può essere utile anche ad altri lettori che si accingono a leggere questo libro.

La strega nella zona più meridionale della Sardegna, grosso modo entro tutto il Campidano, viene chiamata koga (Coga).

I meglio informati fanno risalire il suo nome al più antico coquere, il cui significato, cuocere, si dovrebbe riconnettere alla ben nota arte delle streghe di cuocere e mescere erbe medicamentose.

Su kogu è la più rara e insolita versione maschile, anche se la tradizione vuole la strega quasi esclusivamente donna. Agiscono queste creature notturne, all’interno del medesimo villaggio nel quale nascono, vivono, lavorano e intessono rapporti sociali.

Gli anziani raccontano che strega si nasca e solo in rarissimi casi lo si diventi. Saranno destinate a questa sorte le bambine nate la notte di Natale a mezzanotte precisa, o la settima nata in una famiglia, esclusivamente se femmina. Dei nati in Febbraio si dice invece che possano a loro piacimento richiamarle, ma solo se nati primogeniti.

È una sorte che non si sceglie e sembra sia una condanna dalla quale non si possa guarire. Condanna perché queste donne, spinte dall’istinto a questo si devono arrendere anche se si imponesse loro di ledere agli stessi propri figli, o nipoti. Abbondano le leggende che narrano di kogas costrette a suggere il sangue dei loro stessi parenti, disperate a causa della sorte crudele voluta ricorrentemente da Dio e solo in rare circostanze imposta dal demonio.

Riconoscere queste creature è pressoché impossibile visto che i tratti che le caratterizzano sono nascosti, o non esclusivi delle streghe. Sarebbero infatti dotate di una spiccata bruttezza. Le caratterizzerebbe un indefinito aspetto diabolico e una insolita peluria diffusa per tutto il corpo. Alcune porterebbero una minuscola coda di ferro o una croce pelosa sulla schiena, chiaramente invisibili quando si indossano gli abiti. E’ forse per l’assenza di volontarietà  che la società  sarda tende di rado a colpevolizzare la strega vampiro. Destino infame voluto da altri, che le costringe a macchiarsi del peggiore dei crimini, l’uccisione dei neonati.

Ma la figura della strega si presenta duplice ed enigmatica, crudele si, ma capace di ripristinare ordine, equilibrio e giustizia. A questo ruolo vennero implicitamente legate anche donne apprezzate e stimate. La stessa Eleonora D’Arborea, giudicessa saggia e capace, in molte leggende è tratteggiata come colei che riesce a riportare equilibrio e ordine con capacità del tutto eccezionali, quasi magiche. Come solo le streghe saprebbero fare..

Fino a metà del secolo scorso la gente era molto suscettibile e scaramantica e si adoperava per scongiurare l’intrusione delle cogas nella propria casa. Oltre a rivolgendosi a Dio con le preghiere, prima di andare a letto si era soliti mettere un treppiede per il fuoco, una sedia o una scopa rivolti verso l’alto: quel gesto creava una protezione contro il male e difendeva la casa dalle streghe. Si era anche molto scaramantici quando in casa c’era una donna in gravidanza e per impedire che il nascituro nascesse sotto l’influsso delle cogas si metteva un treppiede sotto il letto della partoriente e lì rimaneva fino al termine dello svezzamento.

Era tradizione anche mettere una falce dentata appesa alla porta di ingresso: la coga, se avesse tentato di entrare in casa, avrebbe passato tutta la notte a contare i denti della falce, poiché era incapace di contare oltre il numero 7. Era tipico delle cogas lasciare segni sui corpi delle loro vittime. Tutt’oggi i lividi che si presentano sul corpo, senza aver preso colpi, vengono chiamati su mossigu ‘e coga (su mussiu de coga), il morso della strega.

Bibliografia

http://www.claudiazedda.it
http://www.contusu.it

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